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Black CHerry, White Cherry (olio su tela e tempera da muro, 50x70)
Neve tiepida
di fulminei svolazzare nello stomaco
Cariandoli svolazzanti
sul bordo del torace
Impediscono la visuale corretta
E il deteriorarsi, nell'aspettare
Lei vestita di fiori
E il silenzio bianco, ovattato, sui rami del salice
Tre centimetri che dominano legni rinsecchiti è
silenzio, accumulato in lunghe ore di neve
Interminabile la notte, Mi Amor
senza il tuo odore sul collo
Neve tiepida fa invidia, Mi Amor
ai cristalli di freddo sparsi più in là
ai ghiacci che inghiottono le cose
E Sento lo scampanellìo delle tue labbra
Meraviglioso
Campane che risuonano
Neve tiepida, Amore Mio
che squarcia la crisi
e disinfetta
Come lama temprata a fuoco
presenzia la veglia
E ancora quel ticchettìo, Amore Mio
Come sfarfallìo
Sensuale scampanellìo.
Mare Nascente

5 e 53
Brucano i lampioni
nelle pozzanghere di cielo,
arance color di miele vanno morendo
dolcezza, e come un tremolo
sbiadito negli specchi
soliloqui
di colonne barocche
e lastricati
uno sguardo in avanti
il capriccio dello spirito
soltudine
misantrocrazia quanto basta
ora è indaco, ora violetto
il temporale lontano
il richiamo di Tokyo
dolore liquido
sul bianco del telaio
l'alba malinconica
e l'abrasione di un milione di gocce
sulla pelle
la musica lontana
nella vergine luce
gracchio di piacere
pedalando per via Roma
le 5 e 53
la rana torna a casa
la rana torna a casa
il bordo lontano
di monti frastagliati
l'alba avara di rosa
e l'abrasione di mille scintille
sulla pelle
Sottomondi

Culla
Culla di immagini
culla del suono
giaciglio di pietra nera
pare un buffo soprammobile
due steli da dentro
scendono i gradini del mare
le scale di cenere incise
l'intaglio più difficile
due gambe di azzurro,
le sole a camminare
e quanta meraviglia possiedono
e io non proverei timore
nel diluire olii ed essenze
se riuscissi
se volessi
la mia culla
vuota ora
nè suono, nè immagine.
.
.
.
Carta stagnola
Il mondo in scale di grigio
di celeste neppure l'ombra
L'ombroso regno del nero,
pigre lumache
neri lombrichi
aspettiamo nel guscio l'antico mattino
silohuettes monocromatiche
ci tengono al giogo
Inutile cercare profili,
invoglianti litorali
se nemmeno ricordo
il colore e la forma del sole.
Singolarità

Capelli
Mentre l'aria tiepida carezza i ricci
ceramidi in fiocchi di burro
con loro
squagliarmi
in un rivolo delicato
La sensibilità destata
sprizza
dal corpo,
dalle punte
Non sono capelli
solo lacrime di rame
come me
conducono calore
di tepore risplendono
Sono labili cristalli
fugaci
come me
fugaci
come me
Mai avrei creduto tanto sensibile
ciò che di solito ammiro
con profondo cedevole occhio
di esteta.
...
Maggio
Ho respirato il profumo del fiore
Il bianco distillato sulle vie di ieri
pistilli magmatici
prose pollinee
batuffoli di scabbia
rimembravo la mia camminata
e la città era un'altra
il cielo era un altro
L'azzurro non era mio
Le nuvole alte, così in alto
Che male alle gambe
spiavo i giradischi
fischi e risa e ali di pollo,
aroma stantìo di montone da importazione
Qui che sto a fare?
Preferirei mirare
la savana e poi morire
Vortici di animaletti che spargono dermatiti
nudo sotto i portici
i libri ingialliti
il fumo acre delle anatre a passeggio
le mode vestite e poi schermite
brillantina di altri tempi
note stonate in frigidi canti
Stamattina o ieri
nella noia di metà maggio
ieri è l'altroieri
e il domani non lo ricordo
Lo avrò perso di nuovo,
il domani,
sciupato e scaduto
svenduto alla confusione.
Fiori,
frittura di patatine.
Prove allergiche di cambio-stagione.
Vortici di animaletti che spargono dermatiti
nudo sotto i portici
i libri ingialliti
il fumo acre delle anatre a passeggio
le mode vestite e poi schermite
brillantina di altri tempi
note stonate in frigidi canti
Stamattina o ieri
nella noia di metà maggio
ieri è l'altroieri
e il domani non lo ricordo
Lo avrò perso di nuovo,
il domani,
sciupato e scaduto
svenduto alla confusione.
Fiori,
frittura di patatine.
Prove allergiche di cambio-stagione.
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